In Particolare

ADMaiora 1-16 novembre 2013

    

Bravissimo Federico Giuliani da Bologna, indovinato in pieno!
Lo Pterois volitans, conosciuto comunemente come Pesce scorpione, Pesce cobra o Pesce leone, è un pesce d'acqua salata della famiglia Scorpaenidae, diffuso nell'Oceano Pacifico, dal Sud-Est asiatico fino all'Australia, dal Giappone alla Polinesia e nel Mar Rosso. Abita le lagune e i fondali sassosi e di barriera fino a 50 metri di profondità.
 
Ma questo esemplare è stato immortalato nel laboratorio di tassidermia del Museo di Storia Naturale di Milano, in attesa di trovare collocazione in un nuovo, meraviglioso diorama...

 


ADMaiora 1-31ottobre 2013

      
    
   

Il particolare è una porzione della coda di un germano reale (Anas platyrhynchos), un anatide da cui si pensa siano derivate tutte le varietà di anatre domestiche esistenti. Questa specie è caratterizzata da un forte dimorfismo sessuale, evidente nel piumaggio: mentre la femmina presenta colori spenti, che variano dal marrone al beige, rendendola così mimetica, la livrea del maschio ha colori sgargianti. Il capo e la parte superiore del collo sono di color verde iridescente, uno stretto collare bianco a metà del collo separa la verde testa dal petto e dalla parte superiore del dorso che sono di un colore bruno-porporino, i fianchi e il ventre sono argentati. Il maschio compie due mute di piumaggio durante l'anno. E' l'anatra selvaggia più diffusa (nella sola Europa se ne stimano oltre 9 milioni di individui).

Questa coppia di germani bazzicava il giardino del Biolab, incuriosita dalla Museo Mobile!


ADMaiora 16-30 settembre 2013

      
    
    

Complimenti a Licia Kalcich e Paolo de Piazzi, indovinato!!

Nell'ingrandimento è inquadrato un particolare del muso di un Facocero (Phacochoerus africanus), un suide che vive prevalentemente nelle savane africane. Si possono notare una delle verruche che coprono il cranio con funzione difensiva (il suo nome letteralmente significa "porco verrucoso") e una delle lunghe zanne ricurve che l'animale usa per scavare nel terreno e per difendersi. Quelle superiori possono raggiungere la considerevole lunghezza di 25 cm., mentre quelle inferiori, più corte, sono però affilatissime: il loro filo viene mantenuto continuamente per sfregamento col paio superiore ogni volta che l'animale chiude la bocca.
Fortunatamente, i facoceri usano le zanne come armi di difesa solo in condizioni estreme, preferendo ricorrere alla fuga in caso di pericolo.

L'animale tassidermizzato è esposto al piano superiore del Museo di Storia Naturale di Milano.


ADMaiora 1-15 settembre 2013

      
   
    

Nessun vincitore nemmeno questa volta. Che fosse difficile d'accordo, ma almeno andarci vicino...

Il particolare è preso dal calco del cranio di un Uomo di Neanderthal, in particolare quello ritrovato in Francia presso La Chapelle aux Saints, risalente a circa 50.000 anni fa. Soprannominato "old man", questo individuo visse chiaramente molto a lungo: lo si intuisce dai numerosi segni di malattia, come ad esempio le sedi dentali rovinate nella regione dei molari, e una grave artrite al livello delle vertebre cervicali.

Questo è solo uno dei materiali che avrete a disposizione nei nuovissimi laboratori "Homo sapiens" al Biolab, una delle nuove proposte per le scuole targate ADM.


ADMaiora estate 2013

      
 
     

Nessun vincitore questo mese. Ok, eravate in ferie...

Il particolare appartiene a un tipico uccello che popola le impervie falesie artiche, l’ Uria (Uria aalge). Questo uccello rappresenta una delle tante specie che si radunano in schiere sterminate sulle scogliere e sulle isole artiche per nidificare. Infatti la grande produttività biologica di questi mari fornisce cibo a sufficienza per tutti.
Curiosi sono gli adattamenti delle Urie a questi ambienti. Le loro uova, uno o due di norma, sono piriformi (a forma di pera), ciò evita di farle rotolare sulle rocce. Inoltre sono abilissimi pescatori subacquei, nuotano con le piccole e robuste ali, similmente ai pinguini che popolano l’emisfero australe. I pulcini sono molto precoci e pochi giorni dopo la schiusa si gettano in mare coi genitori.

Il diorama è ambientato tra maggio e giugno su di un’alta falesia dei mari nordici,
sull’isola di Rost nell’arcipelago di Lofoten (Norvegia), dove osserviamo una vivace
colonia nidificante di uccelli marini.
 


Ringraziamo Benedetta Scanni per la puntuale descrizione di questo mese.


ADMaiora 1-16 giugno 2013

      
     

I vincitori di questa settimana sono Paola Rota e Paola Molteni.

La foto rappresenta un particolare di un Allocco degli Urali (Stryx uralensis). Si tratta di uno dei più grandi rapaci notturni d’Europa, la cui presenza è legata a boschi misti di pini e faggi, ma anche faggete pure, dove trova i siti migliori per nidificare e dove caccia micromammiferi. Le femmine hanno dimensioni maggiori rispetto ai maschi, come accade nella maggior parte dei rapaci, e sono le principali responsabili della difesa del proprio nido, che viene costruito in cavità preesistenti e tronchi rotti. Si tratta di una specie che è possibile monitorare tramite l'emissione di richiami notturni proprio nel periodo della nidificazione e in quello della ricerca del partner, ovvero autunno e primavera.

Questa specie è tipica dei territori eurasiatici, ma è stata osservata anche in Italia, nella zona del Friuli Venezia Giulia, estremità sudoccidentale del suo areale di distribuzione, dove sono stati trovati siti di nidificazione nella zona delle Valli del Natisone, del Cansiglio, delle Prealpi Carniche e delle Prealpi Giulie.


Ringraziamo Eleonora Confalonieri, collaboratrice ADM, per la puntuale descrizione di questo mese.


ADMaiora 16-31 maggio 2013

      
    

...evidentemente siamo stati troppo buoni: ben 4 i vincitori! Patrizia Martellini, Barbara Legnani, Lidia Ferravante e Federico Giuliani. Cristina Venturini ci è andata vicinissima, quindi merita comunque una citazione.

E' il margine ondulato delle valve di una Tridacna (Tridacna gigas), il più grande mollusco bivalve esistente. Possono arrivare a pesare fino a 200 kg e avere un'altezza di 120 cm. Vivono tra l'Oceano Indiano e il Pacifico meridionale, ed è una specie considerata a rischio di estinzione.
Sono simbionti di alghe unicellulari (Zooxanthelle), che si annidano nel loro mantello. Queste alghe danno loro nutrimento, mentre il mollusco, aprendo le valve durante le ore di luce, permette alle alghe di fare fotosintesi.

La tridacna nella foto è esposta nella sale di Zoologia degli invertebrati del Museo di Storia Naturale di Milano.


ADMaiora 1-15 maggio 2013

      
    

Una sola vincitrice, questa volta: Laura Maiocchi, complimenti!

E' una pinna pettorale di Dugongo (Dugong dugon), mammifero marino dell'ordine dei Sirenii. Uno dei pochi erbivori marini esistenti, questo animale si nutre esclusivamente di piante marine che letteralmente "bruca" nei fondali più bassi, dove i suoi predatori (ad esempio gli squali) non si avventurano. questo suo comportamento, la sua corporatura tozza e la presenza di due grosse ghiandole mammarie gli sono valsi il soprannome di "mucca di mare". Diffuso nell'Oceano Indiano e nel Pacifico Occidentale, è una specie a richio di estinzione.

Quello qui fotografato è l'ultimo diorama realizzato al Museo di Storia Naturale di Milano in ordine di tempo. Ma è già in  cantiere il prossimo...


ADMaiora 15-30 aprile 2013

      
    

Parrebbe che questo mese abbiano indovinato in diversi, ma noi possiamo citare solo coloro di cui siamo certi, ovvero Daniela Germani e Paola Rota, entrambe sulla pagina Facebook di ADM.

Il particolare evidenziato è una linea di sutura di Lybicoceras ismaeli, un'ammonite fossile del Cretaceo. Questi molluschi cefalopodi estinti possedevano una conchiglia generalmente avvolta a spirale lungo un piano, caratteristica da cui deriva il loro nome. La loro forma ricorda infatti il dio egizio Amon, che spesso era raffigurato con corna di montone: il grande naturalista romano Plinio il Vecchio definiva questi fossili "Corna di Ammone". La conchiglia di questi animali è divisa da numerosi setti in diverse camere, di cui l'animale abitava solo l'ultima (e più grande). Le altre venivano usate, riempiendole d'acqua o di gas, per muoversi verticalmente lungo la colonna d'acqua, similmente ai compartimenti stagni degli attuali sommergibili. Le linee di sutura sono le linee di inserzione di questi setti sulla superficie interna della parete della conchiglia, e, grazie alle forme complesse e diversificate, sono fondamentali per il riconoscimento tassonomico delle diverse specie di ammoniti.

L'immagine è scattata in una delle sale di Paleontologia del Museo di Storia Naturale di Milano.


ADMaiora 1-15 aprile 2013

       
  

Questo mese non ha indovinato nessuno!

Il particolare viene dalla chioma di un cipresso calvo (Taxodium distichum), una cupressacea nativa degli Stati Uniti sudorentali. La foto è stata scattata all'interno dei Giardini Pubblici "Indro Montanelli" di Milano, che ospitano anche l'edificio del Museo di Storia Naturale, il Paleolab, il Biolab e il Planetario. Da sempre "il giardino dei milanesi", ebbero la loro prima sistemazione nella seconda metà del Settecento ad opera dell’architetto Giuseppe Piermarini (che a Milano fu autore, tra l’altro, della progettazione del Teatro alla Scala e di Palazzo Reale). I Giardini furono il primo luogo di svago dei Milanesi di ogni ceto sociale.
Nell’arredo del Verde, fatto di gradinate, cordoli e ammassi decorativi, è stata abbondantemente utilizzata una roccia sedimentaria denominata “ceppo lombardo”, che conferisce un caratteristico aspetto rustico. I Giardini ospitano oggi molte interessanti piante come abeti, cedri, cipressi, una gigantesca quercia rossa, platani secolari e numerose piante di ginkgo.

ADM propone anche una visita guidata per le scuole nei giardini, "Alberi in città". QUI le info!


ADMaiora 16-31 marzo 2013

       
   

Indovina il particolare di questo mese Federico Giuliani da Bologna. Ci è andata vicinissima anche Sara Brasca: in realtà questa non è una torpedine ma una razza.

In particolare ci riferiamo alla Razza di Fiume Ocellata (Potamotrygon motoro). Questa razza d’acqua dolce è tra le più diffuse in cattività, anche se cresce molto rapidamente e raggiunge un diametro che supera il metro. I maschi sono più piccoli delle femmine e hanno due appendici sulle pinne pelviche, utilizzati durante l’accoppiamento. Come tutte le razze, le femmine di questa specie producono uova, ma queste si sviluppano all'interno della femmina stessa: nascono quindi da 3 a 21 giovani che si nutrono di plancton, per poi modificare man mano la dieta includendo molluschi, crostacei, larve di insetti acquatici, fino ad arrivare ai pesci. Pochi sono invece i predatori di questi animali: principalmente caimani. Hanno infatti un’ottima arma di difesa: sulla parte superiore della pinna caudale vi è un spina velenifera protetta da una sottile guaina epidermica e ogni anno si registrano numerosi incidenti anche mortali, per questo sono da considerarsi animali pericolosi.

Questi pesci dallo scheletro cartilagineo provengono dal Sud America e principalmente da Brasile e Paraguay. Poco si conosce della vita in natura di questa razza e soprattutto del suo status, è considerata minacciata, sia perché diventa un facile bersaglio per i pescatori quando si abbassa il livello delle acque lente in cui vive, sia per la costruzione della grandi centrali idroelettriche per esempio lungo i sistema del Rio Paranà.

All’Oasi di Sant’Alessio, dove è stata scattata la fotografia, i Potamotrygon nascono tutti gli anni.

 


ADMaiora 1-15 marzo 2013

          

Congratulazioni alla velocissima Marina Battistotti, a Federico Giuliani e a Licia Kalcich, che ci ha scritto via mail anche una precisissima spiegazione e l'ha pure osservato dal vivo: "lo strano oggetto è il carapace della parte dorsale dell'addome poco prima dell'attacco della coda di un LIMULO, aracnide marino, considerato fossile vivente, che ho visto vivo recentemente in Messico all'Isla Contoy". Brave!

Quella fotografata infatti è una porzione dell'addome di un limulo (Limulus polyphemus), un curioso animale marino il cui nome inglese, horseshoe crab - "granchio ferro di cavallo", deriva proprio dalla strna forma del suo corpo. In realtà questo artropode è filogeneticamente più affine a scorpioni e ragni che ai granchi. Tra le curiosità legate al limulo c'è il suo sistema visivo e la sua "costanza" evolutiva. Questo animale possiede due occhi laterali composti (unico tra i chelicerati) utilizzati prevalentemente per il riconoscimento del partner, più altri 5 particolarmente sensibili alla luce, compresa quella ultravioletta: un limulo di notte amplifica la sua vista di circa un milione di volte! Questo genere compare nel Triassico inferiore, circa 210 milioni di anni fa, e da allora non ha praticamente subito cambiamenti: è un esempio classico di fossile vivente. Potete vederne uno nella sala degli invertebrati del Museo di Storia Naturale.


ADMaiora 16-28 febbraio 2013

   

Ci siete andati vicini, ma nessuno ha indovinato questo mese.

E' un dettaglio di uno scorpione, Palamnaeus fulvipes. L'indizio che avevate a disposizione è il suo colore! La colorazione che vedete non è quella naturale, né l'immagine è stata ritoccata. Semplicemente abbiamo illuminato l'esemplare con una lampada di Wood, che emette la maggior parte delle radiazioni nel campo dell'ultravioletto. L'esoscheletro di questi animali, come vedete, è fluorescente. Quale sia la spiegazione adattativa di tutto ciò non è ancora chiaro: una delle ipotesi è che, essendo gli scorpioni animali prevalentemente notturni, la sensibilità dell'esoscheletro agli UV invierebbe dati al sistema nervoso dell'animale relativamente all'illuminazione del suo ambiente (come un unico gigantesco occhio). Questa è una delle meraviglie visibili nel percorso Vederci chiaro al Biolab.

 


ADMaiora 1-15 febbraio 2013

   

Questa volta nessuno, a parte il nostro acuto collega Paolo de Piazzi, che si è premurato di anagrammare la soluzione, ha indovinato! Avete guardato il dito anziché la luna? 

Il particolare misterioso era un dettaglio del bellissimo Pesce Luna (Mola mola), che dal 2011 fluttua nel blu della sala del primo piano dedicta a Ecosistemi marini e isole oceaniche (Sala 12). Per ulteriori informazioni clicca QUI


ADMaiora 16-31 gennaio 2013        

  

Bravissimo Jacopo Pasotti!!

Quegli strani "batuffoli" sono delle natroliti. Questi minerali sono dei tectosilicati, appartenenti al gruppo delle zeoliti, sono caratterizzati da qesta struttura aciculare (ad "aghetti"), e dalla presenza di cavità all'interno della struttura: questa curiosa conformazione è ottimale nella produzione di lettiere per gatti!!. La parola zeolite (pietra che bolle) fu coniata dallo studioso svedese Axel Fredrik Cronstedt che osservò il liberarsi di va pore acqueo(dovuto all'acqua intrappolata nelle cavità) scaldando uno di questi minerali.

L'esemplare fotografato è esposto al Museo di Storia Naturale di Milano, nella sala 3.


ADMaiora 1-15 gennaio 2013        

 

Nessuno ha indovinato questo mese!

La foto è un particolare degli archi branchiali di uno squalo elefante.
Lo squalo elefante (Cetorhinus maximus) - che con i suoi oltre 10 metri di lunghezza e sette tonnellate di peso è, fra i pesci, secondo per dimensioni solo allo squalo balena - trascorre metà dell'anno nascosto nelle più remote profondità del mare.Ma niente paura: questo gigante è totalmente innocuo per l’uomo, visto che si ciba solo di plancton.Perché si chiama squalo elefante? Per le dimensioni, ma anche perché quando è piccolo il suo “naso” è particolarmente allungato e prominente.

L'esemplare fotografato è esposto al Museo di Storia Naturale di Genova.


ADMaiora 10-31 dicembre 2012

 
           

 

Molti di voi hanno capito cosa fosse il particolare di questo numero ma solo Federico Giuliani da Bologna è riuscito a indicarci correttamente anhe la specie. Congratulazioni!

Il particolare rappresenta un dettaglio del corpo di un "pesce di vetro" (Kryptopterus Bicirrhi), un piccolo pesce della famiglia dei Siluridae, noto anche come "pesce fantasma". La particolarità di questi animali è quella di avere il corpo perfettamente trasparente: sono infatti visibili spina dorsale, raggi delle pinne, sistema vascolare e interiora, queste comprese in un sacco argenteo. La trasparenza è dovuta ad una pelle sottile e alla presenza di un particolare olio tra le fibre muscolari.

Questi spettacolari animali sono visibili in un acquario al Biolab.


ADMaiora 1-9 dicembre 2012

 
          

 

I vincitori di questo numero sono Babs Bobytiboo e il "finissimo" Paolo De Piazzi. Menzione anche per Andrea Dago, Lodovico Magistretti e Paola Carniato, che hanno capito che era pelle ma non hanno indicato di quale animale. 

Era un particolare di pelle di tricheco. Il tricheco (Odobenus rosmarus) è l’unico esponente della famiglia degli Odobenidi e vive tra i ghiacci dell’emisfero boreale. Questo pinnipede riesce a sopportare le rigide temperature del mare artico grazie a uno strato di grasso, spesso in media 6 cm, che avvolge tutto il suo corpo ed è pari a circa un terzo del suo peso (i maschi possono raggiungere i 1500 kg). A differenza di alcune foche artiche, comunque, in inverno si sposta in settori raggiunti da correnti marine calde, compiendo lunghe migrazioni stagionali.

Le zanne, formate dai canini superiori, possono superare i 60 cm, e hanno numerose funzioni: aiutarsi a muoversi sui ghiacci (arpione), infatti Odobenus significa “che cammina coi denti”; rovistare i fondali marini alla ricerca di molluschi, crostacei ed altri animali di cui si nutre; arma difensiva o per conflitti sociali.

Al Museo è ambientato nella Riserva naturale di Wrangel, nell’omonima isola a nord della Siberia orientale.

 


ADMaiora 16-30 novembre 2012

  
          

Congratulazioni a Antonio Valdisturlo e a Frenky JackassFrassi (Paolo De Piazzi è squalificato in quanto avvantaggiato), questa è proprio una sezione di stromatolite colonnare.

 

Le stromatoliti (dal greco στρώμα, strōma, tappeto, coperta e λὶθος, lìthos, pietra) sono strutture sedimentarie, appartenenti al gruppo dei calcari non particellari biocostruiti, finemente laminate dovute all'attività di microrganismi fotosintetici come procarioti (ad esempio cianobatteri) e anche microscopiche alghe eucariotiche. La loro laminazione deriva dal ciclico accumulo di sedimenti intrappolati dalla mucillagine formata da questi organismi. Una volta che il sedimento ha ricoperto completamente uno strato di esseri viventi, questi sviluppano filamenti che fuoriusciranno all'esterno, ricominciando nuovamente il ciclo.

Sono le più antiche testimonianze della vita sulla Terra: esistono stromatoliti che superano abbondantemente i 2 miliardi di anni.

Potete ammirare le stromatoliti nelle sale di Paleontologia del Museo di Storia Naturale di Milano.


ADMaiora 1-15 novembre 2012

  
          

I migliori della settimana sono Frenky JackassFrassi e (nuovamente) Ambra Berardinelli, i quali hanno capito che il paricolare è una sezione del corpo del bruco della Sfinge dell'Euforbia (Hyles euphrobiae).

Le larve di questi lepidotteri sono usate spesso come sistema di controllo dell'Euforbia, pianta infestante, di cui si nutrono voracemente. Presentano una colorazione caratteristica molto riconoscibile, con macchie bianche e rosse.

Il curioso nome della famiglia a cui appartengono, "Sphingidae" (Sfingi), deriva proprio da una caratteristica dei bruchi. Quando vengono disturbati sollevano la porzione anteriore del corpo assumendo una posizione tipica, che ricorda il misterioso monumento dell'antico egitto.

Questa foto è stata scattata al Bosco Didattico di Castelleone


ADMaiora 16-31 ottobre 2012


          

Il particolare di questo numero era un ciuffo auricolare di Lince Europea (Lynx lynx). Congratulazioni a Ambra Berardinelli, che sulla nostra pagina Facebook ha perfettamente indovinato!

Scomparsa da tutta l’Europa occidentale all’inizio del 1900, è stata oggetto di alcuni progetti di reintroduzione sulle Alpi a partire dagli anni ’70. Dall’Austria la lince, che può avere un territorio che si avvicina ai 2000 kmq, ha raggiunto anche le nostre regioni alpine. E’ un felino di medie dimensioni, infatti i maschi possono arrivare a 30 kg di peso, facilmente riconoscibile per i ciuffi auricolari neri, il muso arrotondato avvolto dalla barba facciale bianca e la coda corta e tozza. Come da detto popolare, l’organo più sviluppato è la vista che, nell’oscurità, è circa sei volte più sensibile di quella umana. In base agli studi effettuati più del 50% delle prede è costituito da caprioli, numerosi sono anche i camosci cacciati, decisamente meno volpi e lepri, mentre appaiono prede occasionali marmotte, faine, scoiattoli, galli cedrone o altri animali selvatici. Tra gli animali domestici pecore, capre e daini costituiscono una piccola percentuale di prede.

Qui è rappresentata nel diorama del Museo di Storia Naturale ambientato nei Boschi del Parco Naturale di Panereggio-Pale di San Martino (TN)


ADMaiora 1-15 ottobre 2012


          

      
 

No, non è un cactus... Il Cordilo gigante (Cordylus giganteus) può raggiungere i 35 cm con la coda. Vive unicamente nel Sud Africa centro orientale, in quella che viene definita savana d'alta quota. Per esempio nel diorama del Museo di Storia Naturale, da cui è tratta questa foto, è stato rappresentato nel Golden Gate Highlands National Park, che si trova a una quota di circa 2000 m. Come altri rettili che vivono in montagna, è ovoviviparo ed in estate la femmina "partorisce" due piccoli. Trascorre la maggior parte del tempo in gallerie sotterranee, spesso sfruttando le tane dei roditori, ma lo si può osservare in termoregolazione sulle rocce quando il clima è ottimale. Si nutre principalmente di insetti e aracnidi.
 
E' caratterizzato dalle spine sparse su tutto il dorso e principalmente su collo e coda, facendolo apparire come un piccolo drago. Le spine costituiscono sia un sistema di difesa dai predatori, sia un adattamento tipico degli animali che vivono in ambiente desertico: le spine calde permettono infatti la condensazione dell'umidità presente nell'aria delle ore notturne, fornendo acqua all'animale.

ADMaiora 16-30 settembre 2012


           

      
 

Sembrava una spina, ma... è il particolare della punta dell'Ara scarlatta (Ara macao), grande pappagallo delle aree tropicali americane, considerato uno degli animali simbolo dell’Honduras. Si avvicina al metro di lunghezza, ma almeno la metà è dovuta alle lunghe penne della coda. Il rosso intenso del piumaggio si alterna all’blu su ali e coda e al giallo.

Vivono in gruppo e in alcune aree si possono osservare grandi stormi che si radunano presso le pareti dove possono leccare l’argilla. All’età di 3 o 4 anni formano una coppia stabile che costruirà il nido nella cavità di un albero. Ogni coppia cura da 2 a 4 piccoli per 1 o due anni. Con il possente becco può rompere frutti e semi particolarmente duri per alimentarsi. A causa del suo piumaggio variopinto, è stato in passato catturato in gran numero per essere commercializzato i tutto il mondo come animale da compagnia. E’ in grado infatti di riprodurre facilmente le parole umane: questa capacità è sviluppata soprattutto nei maschi che la utilizzano per conquistare le femmine a “suon di imitazioni”. Oggi, inseriti nell’Appendice I della CITES, non possono più essere prelevati in natura, ma sono comunque in pericolo a causa della parcellizzazione del loro areale.


ADMaiora 1-15  settembre 2012

       
         

      

      
 

Nessun vincitore nemmeno questa settimana.

Il particolare è un dettagio del corno frontale dello Scarabeo Ercole (Dynastes hercules), uno dei coleotteri più grandi del mondo, il cui maschio può raggiungere i 18 cm. di lunghezza! La fotografia è stata scattata alla Casa delle Farfalle, struttura presente nelle vicinanze del Museo fino a qualche tempo fa, che ospitava un esemplare vivente di Scarabeo Ercole.


ADMaiora 1-31 luglio 2012

       
         

       

Nessuno ha indovinato il nuovo particolare... l'estate vi ha un po' distratti!

L'immagine è un particolare di un petalo di Rafflesia, Rafflesia arnoldii, ricostruita in un diorama del Museo.

Pianta parassita (infatti non presenta parti verdi, non dovendo fare fotosintesi) caratterizzata da un fiore enorme (il più pesante del mondo, sebbene non il più grande). Un'altra particolarità è quello di emettere un odore particolarmente sgradevole, affine a quello della carne in putrefazione. Insieme al colore rosso sangue, questo "profumo" serve ad attirare le mosche, impollinatori principali di questa specie.
 


ADMaiora 16-30 giugno 2012

       
         

       

Questa volta ci è andata più vicina di tutti Paola Molteni, su facebook, ma come vedete qui l'occhio non è chiuso ma aperto!

L'immagine è un particolare dell'occhio di un Boa smeraldino, Corallus caninus, fotografato all'Oasi di S. Alessio.

Questo piccolo boa, che supera raramente i 2 m. di lunghezza, vive in Sudamerica ed è una specie prettamente arboricola, dove si mimetizza facilmente grazie al suo colore verde smeraldo (da cui il nome). Curiosamente, solo gli adulti presentano questa livrea, mentre gli individui giovanili sono rossasrti con maculature chiare. Visto il suo habitat, è una specie che risente notevolmente della deforestazione e dei cambiamenti di habitat.
 


ADMaiora 1-15 giugno 2012

       
         

      

State diventando sempre più bravi! Ecco tutti coloro che hanno indovinato: Barbara Legnani, Marcella Ricci, Laura Rocca, Elena Capozzi e il "nostro" Paolo De Piazzi.

L'immagine è un particolare del becco di un tucano toco, Ramphastos toco, il più grande fra le 11 specie di tucani. Misura 53-60 centimetri di cui ben 19 spettano al becco; il peso si aggira sui 550 grammi. Il piumaggio è di un bel nero brillante che fa risaltare ulteriormente il becco arancione. Sulla sua punta è presente una macchia nera di forma ovale. Il becco, nonostante all'apparenza sembri molto pesante, è in realtà cosparso di sacche d'aria che lo rendono leggerissimo. Possiede una lunga lingua consumata ai lati.
Questo tucano vive nel Sud America centro-orientale. È presente in Guyana, Suriname, Guayana Francese, Brasile, Perù orientale, Bolivia, Paraguay e nord Argentina.
Il tucano toco, sebbene sia meno socievole di altri tucani, è un uccello che vive in comunità suddivise in piccoli gruppi familiari di circa dieci o dodici individui. Ogni famiglia si sposta separatemente durante le ore dedicate alla ricerca del cibo, ma tornano tutte insieme durante le ore di riposo. Le famiglie volano assieme; il volo è ondulato e aggraziato, che alterna planate a volo battuto. Il becco viene utilizzato per spaventare i predatori, ma non è una vera arma, è anzi molto fragile rispetto alle apparenze.
Il tucano è notoriamente un giocherellone. Tra i suoi giochi preferiti, i combattimenti col becco sono i più frequenti; i contendenti amano spingersi a vicenda finché uno dei due cede. Un'altra particolarità di questi Piciformi è lo strano modo di riposare: dentro la cavità di un albero dormono anche in sei; ognuno appoggia il proprio becco sul dorso, ruotando il capo di lato, e porta la coda vicino alla testa, diventando così delle piccole palle.
Principalmente frugivoro, il tucano si nutre anche di insetti, piccoli uccelli, uova e rettili. Il lungo becco, tra le varie funzioni, serve anche per afferrare i frutti che si trovano su rami troppo sottili per reggere il suo peso. Tutte le prede e anche l'acqua vengono ingoiate allo stesso modo: il tucano le afferra, dà un veloce colpo di testa all'indietro e le fa scivolare in gola.
Il maschio corteggia la femmina lanciandole col becco una bacca o un altro frutto. Se la femmina ricambia, lancia a sua volta la bacca al maschio, creando così un grazioso rituale amoroso.
 


ADMaiora 16-31 maggio 2012

                 

 

Ahinoi nessun vincitore questa volta! Probabilmente il fatto che l'immagine fosse in bianco e nero ha tratto in inganno coloro che si sono cimentati con il nostro quiz.

Il particolare è un dettaglio del cranio di un elefante nano, Elephas falconeri. Specie estinta, raggiungeva appena i 90 cm. di altezza ed era endemica di Malta e della Sicilia, nonostante sia strettamente imparentata con l'elefante asiatico; i due calchi presenti in Museo, in effetti, sono copie di individui rinvenuti proprio in Sicilia. Le loro dimensioni ridotte sono probabilmente dovute ad un fenomeno di nanismo insulare, processo di riduzione delle dimensioni di animali grandi dovuta all'isolamento gentico in ambienti chiusi, quali isole o foreste impenetrabili.

Il particolare è l'attaccatura della proboscide dell'animale (in pratica la "narice").

E' opinione diffusa che il ritrovamento, in epoca classica, di questi crani in Sicilia abbia dato origine ad una leggenda: in effetti, se si prova ad immedesimarsi in un antico greco (che magari non aveva mai visto un elefante e nemmeno ne aveva notizia) che per caso ritrovasse un cranio come questo, difficilmente si riuscirebbe a immaginare un animale con una lunga proboscide, grandi orecchie... Più facilmente si potrebbe immaginare un mostro mitologico, magari un gigante (le dimensioni del cranio sono comunque ben maggiori di quello umano)... con un occhio solo! Non è un caso, infatti, che Omero, nell'Odissea, ponga i Ciclopi proprio in Sicilia!


ADMaiora 1-15 maggio 2012

          

 

Questa volta la soluzione corretta l'hanno spedita in 2, ma si sono avvicinati solo parzialmente. Ringraziamo quindi Luciano Cattaneo e Barbara Legnani.

Il particolare è tratto dalla porzione dorsale dell'ala di una farfalla del genere Morpho, caratterizzate da una forte iridiscenza. La pagina ventrale, invece, è bruna, per consentire a questi insetti di essere mimetici una volta appoggiati, ad esempio, su un tronco. Sono farfalle endemiche del centro e sud America. Qui infatti le vedete immortalate all'interno del diorama della Foresta Amazzonica inondata, al Museo di Storia Naturale.

Il colore blu di queste eleganti farfalle dipende dalla rifrangenza della luce sulle piccole squame che ricoprono le  ali, la cosiddetta "polverina". Il bruco, bruno rossastro con macchie giallo-verdi, si nutre di piante arbustive del genere Mucuna.

Gli adulti invece volano abbastanza rapidi nel fitto della foresta alla ricerca del succo dei frutti fermentati che aspira con la lunga spitromba. In Sud-America ci sono numerosi allevamenti di queste farfalle che sono poi commercializzate sotto forma di crisalidi e spedite nelle butterfly-houses di tutto il mondo, dove potranno schiudersi e compiere più cicli vitali.

 


ADMaiora 16-30 aprile 2012

 
  

Sempre da facebook l'unica soluzione corretta del quiz: si deve a Silvia Maiolo (che poi ci deve spiegare come ha fatto...)

Il particolare in questione è la punta della lingua di un camaleonte. Questo organo è uno delle tante stranezze di questo essere, fra i più curiosi del regno animale. Può essere lunga quanto il corpo del rettile stesso e può essere estroflessa di scatto: raggiunge la sua preda in circa 30 millesimi di secondo, così veloce che non può essere vista dall'occhio umano. Alla sua estremità, inoltre, è presente una struttura a forma di coppa, ottima per risucchiare, e ricoperta di muco in modo da essere estremamente appiccicosa. Catturata grazie ad essa la preda, la lingua viene rapidamente recuperata. Cliccate QUI per vedere un video in super-slow motion di un camaleonte che cattura un grillo.

L'esemplare nella foto e presente in uno dei diorami della sala 20 del Museo di Storia Naturale di Milano.

 


ADMaiora 1-15 aprile 2012

     

Anche questa volta l'unica che ha indovinato è una nostra amica di Facebook: Eleonora Bortolamei. Complimeti! La maggior parte di voi ha pensato si trattasse di un dettaglio di qualche tipo di crostaceo. Invece...

Questo è un dettaglio del becco di una Beccaccia di Mare (Haemotopus ostralegus). Lunga quasi 50 cm, ha il piumaggio nero su capo, collo e ali mentre sulla parte bassa del dorso, sul groppone, sulla coda e nelle parti inferiori è bianca. D'inverno ha una specie di "collarino" bianco. Maschio e femmina hanno colori uguali.Vive lungo le coste europee, soprattutto settentrionali, e asiatiche del Pacifico. In Italia nidifica solo nella zona del delta del Po, in ambiente lagunare. La popolazione italiana di beccaccia di mare risulta una delle più consistenti tra quelle presenti lungo le coste del Mediterraneo e la popolazione nidificante ha mostrato un costante incremento che ha raggiunto il 70% in 6 anni. Ama vivere in colonie numerose (al di fuori della stagione della riproduzione) e nidifica nei banchi di sabbia, dentro piccole conche appena accennate e bordate di conchiglie o fili d'erba. Si riproduce tra aprile e maggio con una covata di 3 uova, incubate per circa un mese da entrambi i genitori. I piccoli restano nel nido due giorni al massimo, e poi si avventurano nei dintorni con i genitori.

Si ciba anche di crostacei, vermi e chiocciole, ma prevalentemente di molluschi bivalvi (vongole, cozze, ostriche, ecc) che riesce ad aprire con il suo forte becco, tanto che viene anche chiamata “ostrichiere”.

 

 


ADMaiora 16-31 marzo 2012

    
  

I nostri complimenti, questa volta, vanno a Marco Bruno che, sulla pagina Facebook di ADM, ha inviato la soluzione corretta.

Questo è un dettaglio di una piastra dorsale dello stegosauro presente nella sala dei dinosauri del Museo di Storia Naturale di Milano. Caratteristica distintiva di questo animale, che ne possedeva 17 sul dorso (Stegosaurus significa letteralmente "rettile tetto", poichè in una prima erronea ricostruzione si pensava che coprissero il corpo del dinosauro come delle tegole), queste piastre sono ancora fonte di discussione fra i paleontologi, sia per la loro esatta posizione anatomica che per la loro funzione. Mentre sembra ormai appurato che fossero disposte alternate in due file semiparallele sul dorso, nessuno ha ben capito a cosa servissero. Una delle prime ipotesi, ovvero che fossero strutture difensive, è stata ormai abbandonata, in quanto erano troppo fragili e non coprivano i fianchi dell'animale. Il fatto che siano presenti al loro interno molte vascolarizzazioni (visibili nell'ingrandimento) segnala che le piastre erano notevolmente irrorate di sangue: avrebbero potuto servire per la termoregolazione (un po' come le orecchie degli elefanti), per segnalare aggressività ad eventuali predatori (magari arrossandosi improvvisamente) oppure per attirare i partner sessuali. Di sicuro, le piastre hanno reso facilmente distinguibile questo dinosauro del Giurassico americano, tanto da essere presente praticamente in ogni libro, film o cartone animato che parli di questi rettili preistorici.

 


ADMaiora 1-15 marzo 2012

   

Questo mese abbiamo due vincitrici! Daniela Motta e Lidia Ferravante hanno indovinato perfettamente il particolare misterioso.

L'immagine rappresenta un particolare di una "madrepora cervello", Meandrina cerebriformis. Le specie appartenenti a questo genere vivono nei mari caldi e ognuna è endemica di una determinata zona: Mar Rosso, Oceano Indiano, Oceano Pacifico, Mauritius, Samoa. Queste colonie di coralli antozoi sono così compatte e circovolute che il grande naturalista svedese, Carlo Linneo, fondatore della sistematica moderna, decise di battezzarle in questo modo per la somiglianza con un cervello umano. L'etimologia della parola "Antozoo" invece è "fiore animale": questa è la stessa classe degli anemoni. Questi cnidari non hanno la fase di medusa, ma solo quella di polipo. I polipi vivono in simbiosi con alcune specie di alghe e per questo motivo, in vita, appaiono di color verde, turchese o azzurro

 


ADMaiora 16-29 febbraio 2012

          

Il particolare fotografato sono le 9 fasce dell'armadillo Dasypus novemcintus, il cui nome indica proprio i 9 semicerchi che circondano la parte centrale del dorso di questo animale. Come il resto della corazza, che ricopre la testa, parte delle zampe e il resto del dorso (armadillo significa proprio "piccolo e ricoperto da corazza"), anche le fasce sono composte da scaglie epidermiche di natura cheratinica, e la loro presenza permette una certa mobilità all'animale, come una sorta di "snodo", in modo da permettergli di piegarsi su sè stesso. Questa specie, però, non è in grado di  formare la classica palla: questa è una caratteristica specifica degli armadilli a 3 fasce, genere Tolypteus, che potete ammirare se verrete a visitare l'Oasi di Sant'Alessio.

Animali endemici del Sudamerica, gli armadilli furono incontrati anche da Charles Darwin durante il suo viaggio intorno al mondo a bordo della HMS Beagle: durante la tappa argentina del viaggio, il grande naturalista inglese si interessò alla somiglianza (e quindi alla parentela) fra questi e alcuni animali preistorici corazzati, come il Gliptodonte, e questo fu uno degli spunti per formulare la sua Teoria della Selezione Naturale. Darwin, comunque, nutriva anche un altro interesse verso gli armadilli. Scrisse infatti nel suo diario: "Questa mattina abbiamo caturato un armadillo che, sebbene abbia un sapore eccellente quando cotto nella sua armatura, non è sufficiente a garantire un pasto completo perl'intera giornata per due uomini affamati."

Anche questa settimana i nostri complimenti vanno a Barbara Legnani che, sebbene non abbia indovinato perfettamente, è la persona che più si è avvicinnata alla risposta corretta. Chi riuscirà a spodestare Barbara dal posto di "Miglior Osservatrice Naturalstica" tra gli amici di ADM?

 


ADMaiora 1-15 febbraio 2012

      

Congratulazioni a Barbara Legnani che ha riconosciuto perfettamente l'immagine!!

La foto rappresenta la "Lanterna di Aristotele", apparato boccale raschiatore che permette agli Echinoidi (ricci di mare e affini) di brucare il substrato su cui si appoggiano.

Essa, di forma conica, e’ composta da cinque placche calcaree, dette piramidi, entro ognuna delle quali è alloggiato un dente di sostanza dura, dall’estremità appuntita, e potenti muscoli che controllano i movimenti della lanterna.

Il grande naturalista greco Aristotele fu il primo studioso ad interessarsi dell’anatomia degli Echinoidei con particolare riguardo alla fisionomia dell’apparato masticatore, descritto come una forma molto simile a quella di una lampada greca. In suo onore, quindi, l’apparato boccale fu battezzato come “lanterna di Aristotele”.

L'Echinoide della foto è un riccio diadema (Centrostephanus longispinus) il cui nome scientifico signifca corona di punte dalle lunghe spine!

 


ADMaiora 16-31 gennaio 2012

      

La foto rappresenta un particolare del cranio di una balenottera comune (Balaenoptera physalus), in particolare dell'esemplare esposto al secondo piano del Museo di Storia Naturale di Milano. I fori che notate sono collegati alla vascolarizzazione dei tessuti alla base dei fanoni.

La balenottera comune è il secondo mammifero per mole esistente al mondo, dopo la balenottera azzurra, raggiungendo i 25-27 m e il peso di 80 t circa. Le balenottere non devono essere confuse con le balene, che appatengono ad un'alta famiglia di Cetacei.

Vive comunemente anche nel Mar Mediterraneo e nuota velocemente: se disturbata può raggiungere i 20 km/h. In genere non si immerge a grandi profondità (sino 230 m circa) e può rimanere fino a 30' in immersione. Il soffio appare verticale, a forma di cono capovolto ed è alto 4-6 m. L'alimentazione è varia: piccoli crostacei, piccoli pesci, quali acciughe, sardine e aringhe, oltre a calamari e seppie. La gestazione dura 11-12 mesi e nasce 1 solo piccolo.
 
Lo scheletro del nostro esemplare misura 19,30 m e appartiene ad un esemplare colpito da una palla di cannone nel 1855 nell'alto Tirreno. Spiaggiato presso Alghero, in Sardegna, fu fonte notevole di olio e la sua carcassa venne poi abbandonata. Lo scheletro fu acquistato dal deputato e geologo Frapolli e dato in dono al Museo, dove nel 1866 venne posto in uno scantinato di Palazzo Dugnani (sede di allora). Venne montato nell'attuale sala nel 1974.

 


ADMaiora 1-15 gennaio 2012

       

Gli "spaventosi artigli" appartengono a una Uistiti pigmea (Callithrix pygmaea) famiglia Cebidae: la scimmia più piccola al mondo (circa 30 cm di cui più della metà spetta alla coda e in media 130 g di peso). Vive nell'alto bacino del Rio delle Amazzoni fra Brasile, Colombia, Bolivia e Perù. Sono animali diurni e arboricoli, si cibano di linfa, frutta e insetti. In genere monogami, ma talvolta poliandrici, dopo 3 mesi di gestazione la femmina partorisce due piccoli, del peso di circa 15 g, che vengono accuditi per lo più dal maschio e lasciati alla femmina solo per l'allattamento. 
E' possibile vedere da vicino queste simpatiche scimmiette presso l'Oasi di Sant'Alessio, dove si riproducono annualmente.
 
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno scritto ma nessuno ha indovinato (non era facile...). Potete riprovarci con il prossimo numero!